SEGNI DI ACQUA, SEGNI DI TERRA

Mostra fotografica domenica 6 Settembre 2009 presso il salone polivalente del Municipio

“Già il titolo scelto per questa mostra è indicativo dell’intento dei due artisti-fotografi, uno più portato all’acqua, l’alt

 “Già il titolo scelto per questa mostra è indicativo dell’intento dei due artisti-fotografi, uno più portato all’acqua, l’altro alla terra: l’approccio ai luoghi della loro indagine non è certo banale, in quanto non si limitano a fissarne fissata la visione, ma su di essi sviluppano - nella ricerca di segni impliciti o comunque interni - considerazioni e attenzioni che danno evidenza (attribuendo ulteriore valore) ad elementi che sfuggono alla maggior parte di noi.

acquaCosì ecco Aurelio Porro che si sofferma su immagini vibranti, sottolineando la contraddizione tra il fremito di un’acqua che vive  e il fermo immagine proprio della fotografia. Una contraddizione che si risolve nella lettura di un segno-movimento, che è memoria di un riflesso, di una forma che si frammenta in un lento dissolversi.  L’oscillazione dell’acqua diventa sismografo che scrive, che sovrappone trasparenze e colori, che a volte condensa nel segno quel lieve fruscio che la mente associa al progredire dell’onda come allo stormire delle canne o degli arbusti che vi si riflettono o vi affondano. La fotografia - involontariamente (o forse no!)- diventa pittura, mimando quell’informale di derivazione naturalistica che ha percorso molte ricerche artistiche della seconda metà del secolo passato e che ancora oggi trova intriganti evoluzioni. Il segno grafico e la presenza materica si confondono qui in un liquido dalle reminiscenze amniotiche dove tutto è sostanza e nulla nello stesso tempo, dove passato presente e futuro hanno origine, dove ombra ed essere rischiano quasi di confondersi. Per l’artista è un po’ andare al centro dell’immagine, intrecciando presenza delle cose con il senso stesso del loro essere e del loro divenire.

terraPer parte sua, invece, Maurizio Radice poggia su una base decisamente solida, la terra dura dei campi, delle colline, che nell’avvicendarsi delle stagioni vivono nella naturalità quelle stesure di colore che potrebbero fare la gioia del più grande pittore. Qui anche la geometria assume una funzione lirica. Il taglio dell’immagine, che l’artista rincorre nel vero senso della parola, non solo cercando il punto di vista più efficace, ma  aspettando il momento opportuno e la luce appropriata, è fondamentale per la resa di quelle pennellate di colore - cangianti, luminose, fatte di nulla - che rendono quei campi, ora paralleli ora ortogonali, manifestazione di un mondo poetico che è immanente nelle cose.I colori sembrano percorrere leggeri  le superfici scabre di una terra rugosa, seguire le vie segnate dai solchi, in un grande gioco di tracciati in cui il grande Artefice incontra l’uomo attento, che non si accontenta di vedere e sorprendersi, ma si ferma a guardare per poi fissare (anche qui) l’istante che passa con le sue luci e le sue magie.

Questi segni di acqua e di terra sono occasioni che molto spesso ci sfuggono e che l’attenzione di Porro e Radice ci permettono di salvare (e godere)”.

presentazione della mostra
a cura del prof. Luigi Cavadini

 
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